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sono passati *loading* curiosi
lunedì, 12 maggio 2008

Persone che si fanno aspettare

Il 9 ottobre 1948  George Cauet, ricco uomo d’affari parigino, si trovava alla Gare de Lyon, di ritorno da un viaggio in Germania, e mentre si apprestava ad uscire dalla stazione vide nella folla un uomo che riconobbe essere un suo caro amico dei tempi del liceo.
“Bernard!” esclamò, per attirarne l’attenzione “Quanto tempo!”
A sentire il proprio nome Bernard si voltò, vide Cauet e dopo alcuni istanti realizzò chi fosse, e gli andò incontro.
“George! Non sei cambiato affatto!”
I due si abbracciarono. Cauet era sempre stata una persona entusiasta e generosa, e i duri anni della guerra non avevano scalfito quel suo temperamento. Così, per celebrare quell’incontro dopo decenni di cui l’uno non aveva notizie dell’altro, invitò subito l’amico a casa sua per pranzo.
“Credimi, ne sarei davvero felice” rispose George “Ma purtroppo devo tornare in campagna, ho un appuntamento di lavoro con due persone, il mio treno parte a momenti”
“Non dirmi così, Bernard, dopo tanto tempo ci dovremmo separare così? E con gli impegni di lavoro che abbiamo figuriamoci quando ci ritroveremo! Sono persone importanti questi due con cui ti devi vedere?”
“No, anzi, però per una questione di correttezza... avevo fissato un appuntamento già ieri ma poi c’è stato uno sciopero improvviso dei ferrovieri e sono stato costretto a restare a Parigi, non posso rimandare ulteriormente...”
“E vabbè, se non sono clienti importanti potranno aspettare un po’, no? Dopo il pranzo ti farò accompagnare personalmente dal mio autista in campagna, così sarai anche più comodo”
Di fronte alle insistenze, Bernard non poté fare altro che accettare l’offerta, e andò a pranzare a casa Cauet. Qui fu servito in suo onore un pasto luculliano che durò parecchie ore, e quando, al termine di esso, fece timidamente notare che era per lui ora di andar via, l’anfitrione si mostrò addolorato.
“Ma come? Stiamo chiacchierando così bene, e ci sono ancora tante cose che ci dobbiamo raccontare... andiamo, Bernard! Sono io il primo a dire che gli affari sono importanti, ma se di tanto in tanto non ci ricordiamo che c’è anche una vita affettiva da curare, allora a che serve essere vivi, ed essere ricchi?”
“Sono d’accordo, ma si sta facendo davvero tardi, quei due si lamenterano...”
“Ma chi sono, tuoi affittuari?”
“Non proprio, a dire il vero non li conosco molto bene, l’unica volta che li ho visti mi hanno dato l’impressione di essere due barboni”
“Ma con che gente tratti gli affari?”
“Affari è una parola grossa, me li sono trovato tra i piedi quando ho comprato delle terre vicino alle mie tenute, per scoprire che ci abitavano da sempre, e ora vorrei appunto capire perché stanno lì, cosa vogliono...”
“Capisco, capisco. Ma allora vedi che non si tratta di cose importanti, che possono attendere, e anche questi due possono aspettare, tanto devono essere dei fannulloni che non hanno altro di meglio da fare! Dai, vieni con me di là a fumare il sigaro”
E così i due continuarono a chiacchierare e fumare per altre ore, e non si interruppero finché il maggiordomo di casa Cauet non venne a chieder loro cosa desideravano per cena.
“Cena!” esclamò Bernard “E io sono ancora qui”
“Su, su” disse George “Rilassati, amico mio”
“Ma a parte che è da maleducati far aspettare così tanto quei due, non posso approfittare così tanto della tua ospitalità, senza contare che ormai non ci sono più treni e mi dispiace che il tuo autista debba girare per la campagna di notte”
“In tal caso, perché non resti a dormire qui da me? Tornerai a casa domani. Quei due ormai si saranno stancati di aspettare, se ne saranno andati via anche loro”
Inutile dire che anche stavolta Bernard cercò di opporsi alle profferte dell’amico, e che anche stavolta alla fine cedette. Tuttavia, per salvare almeno in minima parte la forma, chiese di poter fare una chiamata alla sua tenuta.
Quando il centralino gli passò casa, fu il suo maggiordomo a rispondere, e Bernard andò subito al sodo.
“Stanotte dormirò da un mio caro amico a Parigi. Manda il ragazzo dai due con cui avrei dovuto incontrarmi – sempre al solito posto, il terreno di Pozzo – e digli che nemmeno oggi potrò venire”
“Sarà fatto, signor Godot”

postato da: Skeight alle ore 22:14 | link | commenti (1)
categorie: racconti
venerdì, 09 maggio 2008

Serata nera

Già la settimana non è stata un granché di suo, le cattive notizie sono fioccate, lunedì iniziano gli esami, e come se non bastasse ci mancava di sentirsi presi per i fondelli...
Vabbè, l'unica è astrarsi, poco da fare.
postato da: Skeight alle ore 20:54 | link | commenti (2)
categorie: personalia
sabato, 03 maggio 2008

Ohi la lĂ 

Che i giornali siano abituati a costruire i casi sul nulla non è una novità per nessuno. C'è un esempio recente recente, ed è quello della polemica riguardante l'assenza del papa dalla classifica delle cento persone più importanti del 2008 della rivista Time.
Alcuni quotidiani, oltre a rilevare la presenza di altri leader religiosi in classifica, fanno notare l'assurdità di un elenco che non comprende il pontefice e inserisce invece uomini di spettacolo: come si può pensare che Kakà sia non solo più importante del pontefice, ma anche tra le cento personalità più influenti del mondo? La classifica viene quindi tacciata di scarso valore in quanto eterogenea.
Sbagliato.
Anche se presentata con il nome "The Time 100", di fatto la lista è composta da cinque liste, una per categoria: "leader e rivoluzionari", "eroi e pionieri", "scienziati e pensatori", "arte, cultura e spettacolo", "imprenditori e finanzieri", e per ognuna di essa ci sono venti nomi. Quindi non è corretto dire che il papa non sia tra i primi cento, semmai tra i primi venti: capisco che possa non fare piacere, però c'è comunque una bella differenza rispetto a come era stata presentata la notizia, no? E altrettanto sbagliato è dire che per il Time Ratzinger è meno importante di Agassi o di Mariah Carey, perché si tratta di categorie diverse. Altro che eterogeneità, la divisione è chiarissima. Vabbè, giornalisti, riprovateci un'altra volta.
Più che altro, devo dire che anche nella categoria "eroi e pionieri" Kakà proprio non riesco a vedercelo... ma a parte questo, la cosa che mi dispiace è che i Radiohead siano stati nella top20 di "imprenditori e finanzieri": vero che questo è dovuto alla scelta coraggiosa di distribuire In Rainbows su internet, ma confesso che avrei preferito vederli nella categoria degli artisti.
postato da: Skeight alle ore 09:38 | link | commenti (4)
categorie: assurditĂ , dovere civico
lunedì, 28 aprile 2008

Comunicazione di servizio

Sono su Carmilla!!!
postato da: Skeight alle ore 10:02 | link | commenti (4)
categorie: personalia
martedì, 22 aprile 2008

Quelli che i pacifisti

Quelli che quando si parla di Tibet, Darfur o altri drammi si chiedono perché i pacifisti non protestano anche per loro.
Si scandalizzano del fatto che moltissimi scendono in piazza contro le guerre degli statunitensi e invece non si mobilitano per gli altri drammi umanitari. Costoro si mobilitano? Certo che no. La situazione è dunque questa: coloro che non fanno niente se la prendono con quelli che fanno qualcosa perché non fanno abbastanza.
Chi critica i pacifisti evidentemente è convinto di sapere esattamente cosa deve fare un pacifista. Scendi in piazza contro gli Usa? Allora d'ora in poi dovrai scendere in piazza contro Cina, Russia, Iran, Berzerkistan e compagnia cantante, altrimenti sarai incoerente. Sì, perché ovviamente i pacifisti sono tutti fannulloni che hanno il tempo per scendere ogni giorno in piazza.
Considerazioni politiche, etiche, o semplicemente logiche, del tipo che i comportamenti violenti sono considerati meno accettabili se propugnati da paesi che si definiscono democrazie e difensori dei diritti umani invece che da stati autoritari o esplicitamente dittatoriali? Per carità, questo non interessa. L'importante è poter dire che chi manifesta contro gli Stati uniti lo fa sicuramente per antiamericanismo ipocrita, e così dicendo giustificare il proprio immobilismo.
postato da: Skeight alle ore 22:49 | link | commenti
categorie: vita vissuta, idee, quelli che, assurditĂ 
domenica, 06 aprile 2008

Tra libri e scazzi



Certe volte la tentazione di raccontare la mia vita privata qui è forte, anche se mi sono ripromesso di evitarlo il più possibile. Però quando le persone a cui vuoi bene non si rendono conto del male che ti fanno, è dura non sfogarsi.
Anche vero che, a parte questi episodi deprimenti, non mi posso lamentare nel complesso: la vita sociale va bene come raramente nel passato, l'università pure, dopo le difficoltà di febbraio, anche gli altri impegni danno soddisfazioni, e trovo pure il tempo per leggere, quindi forse è meglio parlare di libri, per non pensare agli amici che creano problemi.
La maratona kinghiana prosegue incessantemente, ho anche iniziato, dopo i consigli quasi minatori di tutte le mie conoscenze, la serie de La Torre Nera, ed anche se non è il mio genere devo ammettere che prende. Comunque, devo dire che sino ad ora il King che mi piace di più è quello che si cela dietro Richard Bachman: sarà che sono romanzi di gioventù e forse mi immedesimo meglio, ma ci trovo una energia che mi piace particolarmente.
Non si vive di solo King, naturalmente, e sto leggendo anche altro: al momento, per essere precisi, Havana Glam di Wu Ming 5. Nella trama ingarbugliata mi sembra di ritrovare echi di 54, ma anche se Pedrini non se la cava male, e stilisticamente è davvero bravo, nell'intreccio a volte osa un po' troppo, rischiando di fare il passo più lungo della gamba. In tutti i casi, una lettura godibile.
Altrettanto godibile, ma con elementi che lasciano un po' perplessi, è l'antologia United Stories of America edita da Minimum fax: ventuno racconti di altrettanti giovani scrittori statunitensi. Alcuni di questi sono vere chicche, altri meno interessanti, ma comunque ne esce un affresco affascinante degli Usa di oggi, in cui le minoranze si sovrappongono, si incrociano, e le identità classiche perdono significato ("Non è già abbastanza difficile essere neri?" chiede la madre afroamericana al figlio gay, sintesi perfetta della raccolta). Insomma, una lettura interessante, ma dal punto di vista stilistico ho dei dubbi: moltissimi di questi racconti hanno finali aperti, che dicono e non dicono, sulla scia carveriana. Solo che quando Carver chiudeva una storia apparentemente senza un finale il lettore era comunque soddisfatto, perché si avvertiva che ciò che c'era da dire era stato detto, quei non-finali di fatto erano più che appropriati. Qui invece spesso sembra che manchi qualcosa, che la storia sia stata bloccata al punto più comodo, e non a quello adatto. In alcuni casi la sensazione è inevitabile, visto che i racconti sono in realtà estratti di romanzi, ma allora mi chiedo come mai presentarli per qualcosa di diverso da quello che sono. Comunque, tra tutti i racconti il migliore di sicuro è "La scuderia alla fine del nostro mandato" di Karen Russel, in cui alcuni presidenti degli Usa si reincarnano, dopo la morte, nei cavalli di una scuderia: originale, divertente, profondo.

E con questo, direi di aver fatto una rassegna abbastanza completa delle mie letture degli ultimi mesi. Alla prossima!
postato da: Skeight alle ore 19:53 | link | commenti (2)
categorie: personalia
sabato, 05 aprile 2008

Certa gente vuole essere davvero mandata a quel paese...
postato da: Skeight alle ore 17:36 | link | commenti
categorie: personalia
venerdì, 28 marzo 2008

Ada e il droghiere


Ada scese a fare la spesa alla drogheria sotto casa. Mentre era lì, passarono di fronte al negozio tre zingari.
“Guardali, quelli” sbottò il negoziante, disgustato “Gente sfaccendata, sporca, chiedono l’elemosina per strada e poi girano in limousine, rapiscono i bambini e poi li mandano a mendicare agli incroci, roba da sbatterli tutti in galera”.
Mentre parlava, infilava le cose comprate da Ada in una busta. “Questi qua andrebbero cacciati dall’Italia, così vedi come imparano a vivere”.
Ada pagò quel che aveva comprato. “Gli zingari sono tutti ladri, è questa la verità” concluse il negoziante, senza emettere lo scontrino fiscale.

postato da: Skeight alle ore 15:39 | link | commenti (5)
categorie: esistenze incrociate, in cento parole
venerdì, 14 marzo 2008

O rly?!



"O rly?!" per chi non lo sapesse è traducibile pressapoco con "Oh, ma davvero?!", ed è una esclamazione di sarcasmo, la stessa che mi viene in mente quando ricevo certi commenti su Efp.

Efp è il più grande archivio pubblico italiano di fanfiction, con migliaia di iscritti e un numero decisamente maggiore di storie. Tutti gli iscritti possono liberamente commentare le storie altrui, anche commenti negativi, purché nel rispetto delle regole e dell'educazione.
Io spesso lascio commenti negativi ma educati, soprattutto a storie che, in spregio delle regole, sono scritte in forma sms o con moltissimi errori di grammatica. Non commento solo queste, ovviamente, ma diciamo che hanno la precedenza.
A volte pubblico anche le mie, di fanfiction, e ricevo a mia volta dei commenti, in certi casi positivi e in certi negativi. Però di solito per ogni storia i commentatori sono più o meno sempre gli stessi che lasciano i pareri sui singoli capitoli, a cui si aggiungono sporadici lettori solitari.
Oltre a loro, c'è un'altra categoria di commentatori: gli amyketti e le amykette. Chi sono costoro? Sono amici o amiche degli autori o delle autrici che ho commentato negativamente e che per tale motivo si sentono in diritto, anzi di più, in dovere di commentare le mie storie facendo notare difetti quando va bene, insultando pesantemente quando va male. In questo periodo sono puntuali come un orologio svizzero: appena lascio un commento critico in qualche storia, nel giro di uno o due giorni mi troverò un commento negativo da me.
Quello di oggi è una chicca e lo voglio condividere con voi. E' talmente spassoso che non chiederò nemmeno di cancellarlo (e potrei farlo). Il buon Cristian così valuta la mia raccolta di drabble Le mille necessarie:

Ma che roba è!?! Ti sembra forse una fanfiction questa!?! Non ha il minimo senso! Nelle anticipazioni hai scritto che si trattava di un "ipotetico finale" ma se permetti mi sembra tutto meno che un finale! Questa cosa (perchè non si può chiamare fiction è una schifezza bella e buona!!! E leggendo per caso alcune tue recensioni, in storie come "due fratelli...un solo destino", dove ti lamentavi per gli errori di ortografia, visto che parlavi così tanto ho voluto leggere qualche tua storia pensando di trovarmi davanti chissà che genio! E invece mi sa che non hai proprio capito un c***o, su questo sito si pubblicano storie interessanti, non sciocchezze inutili come questo schifo di cosa! Secondo me sta occupando spazio inutilmente! Cancellala che qui ti fa fare solo brutte figure! Magari pensi di essere migliore di altri perchè hai una "grande padronanza della grammatica" (La Dante Alighieri dei poveracci) ma non sei (né sarai mai amio parere) un'autrice brava! Ho visto scrivere storielle da mocciosi di 5 anni più simpatiche e senzate delle tue! Prima di criticare gli altri pensa a te stessa e soprattutto fatti i c***i tuoi! Rischio di essere bannato dal sito lo so, ma non potevo starmene in silenzio! Ciao! (ps: il consiglio di cancellare la storia io lo prenderei in considerazione!!!)


O! Rly?
(tra l'altro, questo brillante polemista non si è nemmeno accorto che il sottoscritto è di sesso maschile...)
postato da: Skeight alle ore 23:00 | link | commenti (17)
categorie: vita vissuta, manga, fumetti, assurditĂ 
mercoledì, 05 marzo 2008

Bah

Dopo tanto tempo che non aggiorno il blog volevo parlare di una raccolta di racconti che ho finito da poco di leggere, ma sarà per un'altra volta perché stasera non mi sento proprio in vena.
Più che altro, non riesco a capire se le persone con cui parlo sono incoerenti o si divertono a prendere in giro. Se nell'arco di pochi giorni riescono a dirmi tutto e il contrario di tutto, se mi coinvolgono nei loro sfoghi o peggio contro una persona per poi passare pochi giorni dopo all'amicizia o altro per la stessa persona, allora probabilmente c'è qualcosa di sbagliato.
E sinceramente, di essere usato come valvola di sfogo per poi essere relegato in disparte quando non c'è più bisogno mi secca parecchio. Ma proprio parecchio.

EDIT 10 marzo: E lo riconfermo
postato da: Skeight alle ore 19:27 | link | commenti
categorie: personalia