Il blog di Skeight
Il 9 ottobre 1948 George Cauet, ricco uomo d’affari parigino, si trovava alla Gare de Lyon, di ritorno da un viaggio in Germania, e mentre si apprestava ad uscire dalla stazione vide nella folla un uomo che riconobbe essere un suo caro amico dei tempi del liceo.
“Bernard!” esclamò, per attirarne l’attenzione “Quanto tempo!”
A sentire il proprio nome Bernard si voltò, vide Cauet e dopo alcuni istanti realizzò chi fosse, e gli andò incontro.
“George! Non sei cambiato affatto!”
I due si abbracciarono. Cauet era sempre stata una persona entusiasta e generosa, e i duri anni della guerra non avevano scalfito quel suo temperamento. Così, per celebrare quell’incontro dopo decenni di cui l’uno non aveva notizie dell’altro, invitò subito l’amico a casa sua per pranzo.
“Credimi, ne sarei davvero felice” rispose George “Ma purtroppo devo tornare in campagna, ho un appuntamento di lavoro con due persone, il mio treno parte a momenti”
“Non dirmi così, Bernard, dopo tanto tempo ci dovremmo separare così? E con gli impegni di lavoro che abbiamo figuriamoci quando ci ritroveremo! Sono persone importanti questi due con cui ti devi vedere?”
“No, anzi, però per una questione di correttezza... avevo fissato un appuntamento già ieri ma poi c’è stato uno sciopero improvviso dei ferrovieri e sono stato costretto a restare a Parigi, non posso rimandare ulteriormente...”
“E vabbè, se non sono clienti importanti potranno aspettare un po’, no? Dopo il pranzo ti farò accompagnare personalmente dal mio autista in campagna, così sarai anche più comodo”
Di fronte alle insistenze, Bernard non poté fare altro che accettare l’offerta, e andò a pranzare a casa Cauet. Qui fu servito in suo onore un pasto luculliano che durò parecchie ore, e quando, al termine di esso, fece timidamente notare che era per lui ora di andar via, l’anfitrione si mostrò addolorato.
“Ma come? Stiamo chiacchierando così bene, e ci sono ancora tante cose che ci dobbiamo raccontare... andiamo, Bernard! Sono io il primo a dire che gli affari sono importanti, ma se di tanto in tanto non ci ricordiamo che c’è anche una vita affettiva da curare, allora a che serve essere vivi, ed essere ricchi?”
“Sono d’accordo, ma si sta facendo davvero tardi, quei due si lamenterano...”
“Ma chi sono, tuoi affittuari?”
“Non proprio, a dire il vero non li conosco molto bene, l’unica volta che li ho visti mi hanno dato l’impressione di essere due barboni”
“Ma con che gente tratti gli affari?”
“Affari è una parola grossa, me li sono trovato tra i piedi quando ho comprato delle terre vicino alle mie tenute, per scoprire che ci abitavano da sempre, e ora vorrei appunto capire perché stanno lì, cosa vogliono...”
“Capisco, capisco. Ma allora vedi che non si tratta di cose importanti, che possono attendere, e anche questi due possono aspettare, tanto devono essere dei fannulloni che non hanno altro di meglio da fare! Dai, vieni con me di là a fumare il sigaro”
E così i due continuarono a chiacchierare e fumare per altre ore, e non si interruppero finché il maggiordomo di casa Cauet non venne a chieder loro cosa desideravano per cena.
“Cena!” esclamò Bernard “E io sono ancora qui”
“Su, su” disse George “Rilassati, amico mio”
“Ma a parte che è da maleducati far aspettare così tanto quei due, non posso approfittare così tanto della tua ospitalità, senza contare che ormai non ci sono più treni e mi dispiace che il tuo autista debba girare per la campagna di notte”
“In tal caso, perché non resti a dormire qui da me? Tornerai a casa domani. Quei due ormai si saranno stancati di aspettare, se ne saranno andati via anche loro”
Inutile dire che anche stavolta Bernard cercò di opporsi alle profferte dell’amico, e che anche stavolta alla fine cedette. Tuttavia, per salvare almeno in minima parte la forma, chiese di poter fare una chiamata alla sua tenuta.
Quando il centralino gli passò casa, fu il suo maggiordomo a rispondere, e Bernard andò subito al sodo.
“Stanotte dormirò da un mio caro amico a Parigi. Manda il ragazzo dai due con cui avrei dovuto incontrarmi – sempre al solito posto, il terreno di Pozzo – e digli che nemmeno oggi potrò venire”
“Sarà fatto, signor Godot”


Ada scese a fare la spesa alla drogheria sotto casa. Mentre era lì, passarono di fronte al negozio tre zingari.
“Guardali, quelli” sbottò il negoziante, disgustato “Gente sfaccendata, sporca, chiedono l’elemosina per strada e poi girano in limousine, rapiscono i bambini e poi li mandano a mendicare agli incroci, roba da sbatterli tutti in galera”.
Mentre parlava, infilava le cose comprate da Ada in una busta. “Questi qua andrebbero cacciati dall’Italia, così vedi come imparano a vivere”.
Ada pagò quel che aveva comprato. “Gli zingari sono tutti ladri, è questa la verità” concluse il negoziante, senza emettere lo scontrino fiscale.
